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Federico De Roberto - book author

Federico De Roberto is the author of books: The Viceroys, La paura, I viceré e altre opere, L'illusione, L'Imperio, La paura e altri racconti della Grande Guerra, La sorte, Il ciclo degli Uzeda: L'Illusione, I Viceré, L'Imperio, Spasimo, Processi verbali

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Author Books

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Title
Description
01
The Viceroys tells the story of a noble family of Catania, of Spanish origins. This family, the Uzeda princes of Francalanza, were during the previous Spanish rule "Vicerè" (that is, they represented the monarch). The story follows the private history of the Uzedas during the last year of Bourbon domination in the kingdom of Two Sicilies and the first decades of Regno d'Italia.
02
Pubblicato nel 1921, La paura è il più crudo fra i racconti che Federico De Roberto dedicò al primo conflitto mondiale; ed è la storia più aspra e più memorabile raccontata dal prolifico autore dei Viceré, unanimemente considerato il suo capolavoro.
La storia è ambientata in una trincea italiana che fronteggia, separata da una vallata, una trincea austriaca. La conquista di un punto privilegiato di osservazione causerà un vero e proprio massacro sotto gli occhi umani, ma sconfitti dalla logica della guerra, del giovane tenente Alfani che assisterà impotente alla morte dei suoi uomini.
Il ruolo di protagonisti è riservato a personaggi silenziosi e rassegnati: i fanti, gli stessi che Emilio Lussu descriveva in Un anno sull’altipiano ed Eric Remarque in niente di nuovo sul fronte occidentale.
L’autore con pochi tratti ci risucchia nell’ambiente delle trincea popolato da decine di comparse di tutte le parti d’Italia che lungi da essere delle semplici macchiette o tipi regionali, si caratterizzano uno per uno con la loro profonda umanità.
Un racconto intensissimo, da leggere tutto d’un fiato per capire l'irrazionalità e il non-senso della guerra, della gerarchia e della disciplina militare esasperata.
03
Il volume, oltre ai "Viceré", l'opera più conosciuta di Federico De Roberto, e "Storia della 'Storia di una capinera'", raccoglie anche le seguenti novelle: "La Malanova", "San Placido", "Il matrimonio di Figaro", "Rivolta", "I vecchi", "Pentimento", "Mara", "Lettere di commiato", "Il rosario".
04
L'inquieta Teresa Uzeda è l'aristocratica siciliana che molti hanno definito la madame Bovary italiana. Come Flaubert, De Roberto si cala nei turbamenti giovanili di una donna e nelle sue adulte disillusioni, spiandone da vicino umori, infelicità e capricci. Colei che sarà la vera protagonista assente dei Viceré, il cui spirito aleggerà sulle vicende della famiglia Uzeda e sulla storia d'Italia, è qui ritratta dall'infanzia alla maturità, sullo sfondo di una Sicilia aristocratica e patriarcale. Saranno strappi e fallimenti, nel loro succedersi, a scandire la vita di Teresa e il ritmo del romanzo: l'agognata luna di miele, con un marito che non ama, chiuderà la stagione dei sogni adolescenziali; la partenza per raggiungere l'amante, sfidando lo scandalo, diventerà il momento del radicale disinganno, fino all'inevitabile conclusione che "tutta l'esistenza umana si risolve in una illusione".
05
Due uomini a confronto nella Roma post-risorgimentale: il principe Consalvo Uzeda di Francalanza, già protagonista dei Viceré, e Federico Ranaldi. Consalvo è un uomo di grandi ambizioni politiche, che crede di possedere per nascita il diritto di divenire qualcuno. E pur di raggiungere lo scopo non esita a cambiare casacca: conservatore coi conservatori, moderato coi moderati. Per assecondare i socialisti, che teme, arriva persino ad accarezzare l'idea del socialismo per poi finire col combatterlo pubblicamente. Federico al contrario è un puro di cuore, che solo sentendosi tradito da una società opportunista e vuota, diviene cinico e si disinnamora della vita.
07
La sorte: è difficile trovare un concetto - una tesi da svolgere - in cui più naturalmente si combinano la sicilitudine, il verismo letterario e la poetica del pessimismo di De Roberto: la sorte che spiega la sconfitta e toglie la speranza. Scrive l'italianista Fernandez a proposito di queste novelle del grande scrittore siciliano: «De Roberto si trova di fronte a un problema estremamente difficile da risolvere: descrivere con i mezzi naturalistici che gli vengono da Verga, da Flaubert, la società siciliana che da ogni parte si incrina e si disgrega, che non crede più in nulla e la cui apparente solidità non resiste a uno sguardo efficace. Una specie di cemento provvisorio, precario, De Roberto lo inventa, o lo adotta. E sarà il destino, la sorte: e farà da titolo alla sua prima opera narrativa, un ciclo di novelle in cui viene rappresentata la vita siciliana nei suoi aspetti e personaggi più diversi, dalla principessa all'artigiano, dal barbiere ambizioso al suicida fallito. Il destino, vale a dire il nuovo dio di una società che tutti i suoi dei ormai li ha perduti, quelli della religione come quelli della scienza. Un nuovo dio che sia il più conveniente, il più adatto, a della gente che è troppo debole per costruirsi una vita secondo volontà ma che è abbastanza lucida da esigere una spiegazione della propria sconfitta. La sorte si presenta come un crudele inventario di tutte le illusioni (tranne che dell'illusione politica, che sarà il soggetto de I Viceré). Il mondo, quale oggi è per noi, è chiuso, bloccato da ogni parte - sembra voler dire il giovane De Roberto - ed ogni sforzo per uscirne non può che portarci allo scacco, alla sconfitta».
09
Scritto più di un secolo prima dell’esplosione del giallo e del poliziesco nella letteratura italiana, il romanzo racconta un’indagine indiziaria: in una signorile dimora sul lago di Ginevra, la facoltosa contessa D’Arda, legata da una lunga, chiacchierata e ormai spenta convivenza al rivoluzionario russo Alessio Zakunin, muore per un colpo di rivoltella alla tempia nella sua stanza da letto, in una mattina d’autunno del 1849. Ad accorrere sulla scena del delitto l’anarchico principe, una giovane slava dall’identità imprecisata e Roberto Vérod, romanziere e intimo amico della vittima. Sin dall’inizio il lettore viene trascinato nel continuo oscillare tra due ipotesi contrapposte: delitto passionale o suicidio?
10
Nel 1889 De Roberto, dando alle stampe questi suoi racconti, avvertiva il gusto un po' da cancelleria del titolo, Processi verbali: «un titolo un po' curialesco». Titolo che aderiva all'intenzione di dare una prova di verismo radicale, essendo un processo verbale «relazione semplice, rapida e fedele di un avvenimento svolgentesi sotto gli occhi di uno spettatore disinteressato». Il risultato della prova - queste novelle, di una brevità e crudeltà alla Maupassant, ognuna delle quali inscena vincoli umani e situazioni da tortura, - piacque a Brancati, che vi vedeva (nella sua tesi di laurea) dei piccoli capolavori per «l'espressione nuda e semplicissima della potenza narrativa». E piacque, si può oggi aggiungere, perché - com'è destino di ogni realismo radicale, di convertirsi nel suo contrario - in queste trascrizioni di pezzi di vero si specchia in effetti il nichilismo derobertiano: la realtà come illusione, la vita sberleffo dei vinti, la storia vuota di ogni senso.