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Arrigo Petacco - book author

Arrigo Petacco is the author of books: La Croce e la Mezzaluna: Lepanto 7 ottobre 1571: quando la Cristianità respinse l'Islam, L'armata nel deserto: Il segreto di El Alamein, Eva e Claretta: Le amanti del diavolo, L'armata scomparsa: L'avventura degli italiani in Russia, L'esodo, La nostra guerra, 1940-1945: L'avventura bellica tra bugie e verità, Come eravamo negli anni di guerra: La vita quotidiana degli italiani tra il 1940 e il 1945, La Storia ci ha mentito: dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle armi segrete di Hitler, le grandi menzogne del Novecento, Il prefetto di ferro: L'uomo di Mussolini che mise in ginocchio la mafia, Faccetta nera: Storia della conquista dell'impero

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01
Intorno alla metà del sedicesimo secolo l'Europa, dilaniata al suo interno da guerre politiche e religiose, pareva ormai destinata a soccombere alla crescente egemonia dell'impero ottomano. Ma nel 1566 Antonio Michele Ghislieri, un semplice monaco domenicano, fu elevato al soglio pontificio con il nome di Pio V. Inquisitore inflessibile e paladino della Controriforma, il nuovo papa fu artefice di un vero capolavoro: la Lega santa, una sorta di "patto mediterraneo" che riunì sotto il segno della Croce tutte le potenze cristiane. Dimentiche per la prima e unica volta dei rispettivi egoismi, esse costituirono una grande flotta multinazionale che il 7 ottobre 1571 nelle acque di Lepanto ebbe la meglio sulle forze navali turche.
02
Nell'autunno del 1942 le forze italo-tedesche, guidate dal generale Rommel, furono sconfitte dall'VIII armata britannica del generale Montgomery. In questo volume Petacco ricostruisce l'intera campagna dell'Africa settentrionale, individuando la chiave della sconfitta di Rommel: la sistematica intercettazione dei messaggi tedeschi da parte degli Alleati, ormai in grado, grazie al decodificatore "Ultra", di decifrare "l'Enigma", il criptatore a torto ritenuto inviolabile dai tedeschi, che gettarono la responsabilità della sconfitta sui "traditori" italiani.
03
Un identico crudele destino ha segnato la vita delle amanti segrete di Benito Mussolini e Adolf Hitler. Claretta Petacci e Eva Braun nacquero lo stesso mese e lo stesso anno, a distanza di pochi giorni, nel febbraio 1912, e nello stesso mese e nello stesso anno, a distanza di pochi giorni (il 28 e il 30 aprile 1945), scelsero di morire accanto ai loro uomini, all'età di trentatré anni.
Ma aldilà di queste suggestive coincidenze, ad accomunare la loro sorte è stata soprattutto la speculare vicenda umana che le ha collocate accanto ai due dittatori quali favorite privilegiate, nonché fedeli custodi dei loro più intimi segreti.
Claretta incontrò per la prima volta Mussolini nel 1932, sulla strada di Ostia, all'età di vent'anni (ma cominciò a scrivergli lettere traboccanti ammirazione quando ne aveva solo dodici). Eva conobbe Hitler nel 1929 a Monaco, nel negozio di Heinrich Hoffmann - il fotografo personale del Fuhrer - presso il quale svolgeva il lavoro di commessa.
Bionda, sportiva e di una bellezza quasi acerba, con qualche interesse per il jazz e la moda, Eva Braun vivrà accanto a Hitler per quattordici anni e sarà sua sposa per un giorno soltanto. Mora, avvenente, inguaribile grafomane, attorniata da una cricca di parenti e profittatori che destava preoccupazione nei gerarchi più vicini al Duce, Claretta Petacci seppe gestire con più spregiudicata consapevolezza, ma anche maniacale devozione, il suo legame con il fondatore del fascismo.
A dispetto delle loro biografie, spesso trascurate dagli studiosi, le due amanti si rivelano «spettatrici nascoste » di tanti eventi decisivi della Storia, che i loro uomini si illusero di incarnare. Claretta, per esempio, è nell'ombra alle spalle di Mussolini, mentre dal balcone di Palazzo Venezia annuncia nel 1936 la rinascita dell'Impero «sui colli fatali di Roma». E proprio nell'euforia di quella storica notte esplode per la prima volta la loro passione. Eva, invece, vive un momento magico quando nel suo letto riceve la telefonata «privata» di Hitler la sera stessa in cui viene nominato Cancelliere del Reich nel 1933.
Fedeli a un amore che considerano autentico ma anche impossibile, finiranno per accettare la decisione più irrevocabile: la morte accanto all¿uomo da cui per nessuna ragione sanno o intendono separarsi. Claretta Petacci sarà fucilata a Dongo insieme a Mussolini; Eva Braun e Hitler si suicideranno nel bunker della Cancelleria del Reich, mentre le truppe sovietiche occupano Berlino.
Nel raccontare con la consueta abilità narrativa e competenza di divulgatore la vita di Eva e Claretta, Arrigo Petacco traccia il ritratto puntuale e ricco di sfumature, nonché di aneddoti inediti e piccanti, di due donne fuori dell'ordinario, restituendo spazio e concretezza alle dinamiche individuali che, misteriose ma tangibili, sempre si insinuano nelle increspature della Storia.
04
Dalla partenza del primo soldato italiano nel luglio 1941 al ritorno dell'ultimo prigioniero nel febbraio del '54, Arrigo Petacco ricostruisce in questo libro le quattro fasi della campagna di Russia: la corsa vittoriosa verso la riva del Don, l'eroica resistenza durante il contrattacco sovietico, la rotta disastrosa e infine l'allucinante marcia dei meno fortunati verso i lager sovietici (dai quali torneranno vivi poco più di diecimila soldati su ottantacinquemila che erano partiti). L'autore spiega le reali ragioni e le nefaste illusioni che spinsero Mussolini, nonostante l'opposizione di Hitler, a inviare un'armata su un fronte così lontano a scapito di altri strategicamente più importanti; nel mentre restituisce appieno l'onore di combattenti non solo agli alpini, ma anche a fanti, aviatori, marinai e militi che, nonostante le avverse condizioni e l'inadeguato equipaggiamento, adempirono con valore al proprio dovere. Inoltre, grazie alla documentazione recuperata negli archivi del KGB, ripercorre la drammatica odissea dei nostri connazionali prigionieri nel lager.
05
In questa ricostruzione, lontana da ogni interpretazione ideologica, Arrigo Petacco racconta la storia di un lembo conteso della nostra patria, in cui la presenza di etnie diverse ha favorito, di volta in volta manifestazioni nazionalistiche, quasi sempre detttate dall'deologia vincente.
06
"In tempo di guerra la verità è così preziosa che bisogna nasconderla dietro una cortina di bugie" ha scritto Winston Churchill. E sulla Seconda guerra mondiale di bugie ne sono state dette molte, ora per proteggere autentici segreti militari, ora per occultare responsabilità politiche, complicità, doppi giochi e tradimenti. Ma con la disastrosa avventura bellica italiana si è fatto ancora di più: si è cercato di attribuire alla folle megalomania di Mussolini - le cui colpe restano indiscutibili - anche quello che in verità dipese da una classe politica, militare, economica e intellettuale che prima lo aveva osannato e poi, ritenendolo il solo responsabile, lo aveva spinto verso il baratro. Alle luce delle rivelazioni, revisioni e riflessioni maturate negli ultimi anni, Petacco riscrive, con ritmo serrato e senza retorica, le vicende politiche e militari (con clamorose rivelazioni, come quella del congegno elettromeccanico Ultra), dall'illusione della guerra-lampo alla campagna di Grecia, alle disfatte in Africa e in Russia, fino alla caduta del fascismo e della guerra civile.
07
Il 10 giugno del 1940 scocca l’ora «segnata dal destino»: dal balcone di palazzo Venezia Benito Mussolini annuncia al paese l’entrata in guerra. La folla che si accalca, festosa e urlante, è l’immagine di un popolo orgoglioso e pronto a tutto pur di guadagnare prestigio e rilevanza internazionale, lasciandosi alle spalle un destino minoritario.
Nei cinque anni successivi, però, l’entusiasmo cede pian piano il passo all’angoscia dell’attesa, ai primi disagi, alla fame montante, al senso di precarietà, alla paura per il futuro e poi, con i bombardamenti e l’approssimarsi del fronte, al vivo terrore del presente.
Eppure, dopo quel 10 giugno l’attenzione degli storici di solito si sposta, per inseguire la guerra sui vari fronti o nei gabinetti di dittatori, politici e generali, disinteressandosi di quella gente comune che aveva acclamato la guerra. Arrigo Petacco decide invece di fermarsi sulla soglia del cosiddetto “fronte interno”, di cui racconta nei dettagli la vita quotidiana, fatta di piccole e grandi tragedie, di speranza e sconforto, al ritmo delle notizie che arrivano da lontano, filtrate dalla propaganda.
Non solo: ricostruendo quel periodo mese per mese e persino giorno per giorno, Petacco ci ricorda che la vita, comunque, continuava. Nonostante la guerra, si andava ancora al cinema e a teatro (quelli rimasti aperti, almeno), si canticchiavano le nuove canzoni passate alla radio, si leggevano i giornali, si mandavano i figli a scuola, si lavorava.
Il tutto adeguandosi alle disposizioni sul coprifuoco e ai segnali dell’allarme antiaereo, imparando a riciclare i mozziconi di sigaretta, a sostituire il caffè con la cicoria, i taxi con i tricicli. Si familiarizzava con gli orti di guerra e con le pellicce in gatto “tinto color cacao”, si inventavano ingegnose cassette di cottura e insaporitori disgustosi, in un’autarchia sempre più difficile eppure sempre più fantasiosa, a confermare anche in un contesto così doloroso la proverbiale inventiva del popolo italiano.
Raccogliendo foto, manifesti, pubblicità e volantini, Arrigo Petacco ci consegna un almanacco illustrato, una controstoria minuta dell’ultima guerra mondiale, nella certezza che seguire questa trama di sacrifici e sofferenze quotidiane è necessario per capire gli ultimi anni del conflitto, quando il paese all’improvviso si trovò diviso in due, tra la Repubblica di Salò e la Resistenza partigiana.
08
Quante furono davvero le armi segrete a cui Hitler affidò fino all'ultimo le proprie speranze di vittoria? Quali obiettivi ispirarono il temerario volo sulla Gran Bretagna del gerarca nazista Rudolf Hess? Che cosa conteneva realmente la famosa borsa che Mussolini portava con sé al momento della sua cattura a Dongo? Sono alcuni dei misteri che continuano a suscitare l'interesse di tanti appassionati di storia. Su questi e su molti altri episodi della seconda guerra mondiale e del ventennio che l'ha preceduta indaga Arrigo Petacco, assolutamente convinto che molti di quegli eventi siano stati raccontati enfatizzando le ragioni dei vincitori e tacendo quelle dei vinti. Ogni volta che è scoppiata una guerra, afferma nell'Introduzione, «la prima vittima è sempre stata la verità (le bugie sono necessarie per demonizzare il nemico), ma poi, quando la guerra è finita, le bugie dei vincitori sono diventate delle "verità", mentre quelle dei vinti sono sopravvissute sottotraccia». Una prospettiva che sarebbe arrivata alle estreme conseguenze con il trattamento riservato al Giappone sconfitto, costretto a lungo a rimuovere la propria storia dai manuali scolastici.
Questo libro si propone appunto di recuperare il punto di vista dei vinti, di mostrare «il rovescio della medaglia ». Al centro dell'analisi si staglia lo scacchiere europeo nella seconda metà degli anni Trenta. Uno scenario inquieto e mutevole, con rapporti altalenanti tra le grandi potenze, in cui tutte le alleanze erano ancora possibili. In particolare Petacco ritiene il patto fatale tra Mussolini e Hitler non come un'inevitabile convergenza tra due regimi, ma come il risultato di un atteggiamento miope verso l'Italia da parte di Francia e Inghilterra.
Proprio la figura del Duce, la sua parabola politica ed esistenziale, è oggetto di un dettagliato approfondimento, che si avvale anche di un'inedita testimonianza della figlia Edda. Dal delitto Matteotti al 25 luglio, dall'«apertura a sinistra» dei primi anni Venti al crepuscolo della Repubblica sociale, si sviluppa così una lettura per molti aspetti inconsueta dell'esperienza di Mussolini. Una ricostruzione dove la grande storia si intreccia con curiosità e aneddoti della vita privata, come l'amicizia con Pietro Nenni, in qualche modo sopravvissuta alle insanabili divergenze ideologiche, o il bizzarro tema d'esame dell¿aspirante maestro di Predappio, e naturalmente la relazione con Claretta Petacci, una vicenda capace di calamitare l'opinione pubblica anche nella tormentata estate del 1943.
Una visione dei fatti, quella di Petacco, che intende mettere in discussione molte certezze degli storici, ma non un principio fondamentale: «I regimi che violano i diritti civili e vietano la libera circolazione delle idee devono essere accomunati in un'unica condanna».
09
In questo libro Arrigo Petacco ci racconta la verità sulle gesta quasi leggendarie del prefetto Cesare Mori, incorruttibile funzionario "piemontese" inviato dal governo fascista in Sicilia per debellare la mafia. La sua azione energica permise di distruggere quasi interamente la struttura di base della malavita organizzata siciliana e offrì a Mussolini un argomento per la sua propaganda. Ma quando Mori iniziò a diventare troppo famoso e soprattutto a indagare troppo in alto, venne messo da parte, e le tracce del suo lavoro accuratamente eliminate. Quella del "prefetto di ferro" è una storia tipicamente italiana, incentrata su un personaggio prima mitizzato poi dimenticato, che Petacco restituisce finalmente alla sua verità storica.
10
Un saggio nel quale Arrigo Petacco ripercorre l'intero arco dell'avventura coloniale italiana, segnata da un alternarsi di conquiste e disfatte: dalla creazione della colonia eritrea nel 1890 alla "vergogna di Adua" del 1896; dalle complesse vicende diplomatiche che precedettero l'invasione dell'Etiopia nel 1935 alle "inique sanzioni" inflitte all'Italia per volere soprattutto della Gran Bretagna. Intessendo il racconto di gustose annotazioni sui costumi e le mode degli italiani del periodo, l'autore si sofferma in particolar modo sulla campagna d'Abissinia, la più popolare delle guerre fasciste, che segnò l'apice del consenso popolare al regime. E per la prima volta propone la vicenda della fondazione dell'effimero impero coloniale italiano in tutta la sua complessità e in un'ottica scevra di pregiudizi.